Potature selvagge: il sindaco che ne pensa?

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Come ti amministro l’albero.
Dice, un sindaco non si può occupare delle piccole cose.
Questa è una cosa alta dieci metri e pesa diverse tonnellate. E’ più grande di qualsiasi amministratore.


Dice, gli alberi sono esseri viventi e come tali vivono e muoiono.
Vero, ma per la precisione quest’albero non è morto, è stato ucciso per palese imperizia, mentre i suoi compagni sono agonizzanti.

Dice, ci sono pochi soldi quindi potiamo di più per farlo meno spesso.
Se devi spendere meno, pota di meno e non di più, fallo solo dove strettamente necessario.


Dice, prima di tutto la sicurezza.
Siamo proprio sicuri che gli alberi siano il pericolo pubblico numero uno?

Dice, è solo un albero.
E’ un bene comune; del Comune. Ci sono diversi modi per stimare il valore di un albero. Parlando la lingua dei bilanci, quell’albero vale diverse migliaia di euro. Chiunque procuri danni al Comune per migliaia di euro sarebbe perseguito per risarcire il danno. Perché per un albero dovrebbe essere diverso?

Dice, è impossibile stabilire di chi sia la colpa.
Sarebbe carino se ogni componente della catena operativa, politico-tecnico-imprenditore-caposquadra-operaio, si interrogasse sulla propria responsabilità, se non altro per evitare che accada ancora.

Dice, e poi?
E poi sarebbe carino che qualcuno dei componenti della catena operativa decida di rimediare in qualche modo al danno. Piantare un cedro di cinquant’anni non si può. Piantare venti alberi di cinque anni (o cinquanta alberi di due anni) si può fare, e non costa molto.
E poi sarebbe carino se il tronco dell’albero morto non fosse trattato come un rifiuto. Abbiamo pagato per piantarlo, abbiamo pagato per farlo crescere, abbiamo pagato per potarlo male pensando di risparmiare, paghiamo nuovamente per abbatterlo e poi lo bruciamo, rilasciando in aria in due minuti tutta l’anidride carbonica che l’albero ha trattenuto in cinquant’anni. Sarebbe un capolavoro di gestione del verde.

Dice, e allora cosa ne facciamo del tronco?
Arredo urbano. Lo si lascia per terra perché i bambini ci si possano arrampicare, possano esercitare l’equilibrio, perché ci si possa sedere, appoggiare, sdraiare. E tutt’intorno si piantano i nuovi alberi che il sindaco, il tecnico, l’imprenditore, doneranno alla comunità. Sperando nel frattempo che diventi palese per tutti (nei fatti, non nelle parole) che gli alberi sono i nostri principali alleati e non i nostri nemici.

Dice, non è morto, si riprenderà.
Speriamo.

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